The Two Doors

Gibril Naifar

2025

Contesto geografico:
Scattata in Nord Africa (Marocco): un edificio in rovina col tipico arco ogivale che incornicia il deserto sullo sfondo (informazione ricavata da interviste e mostre dedicate)

Esposizioni chiave:
Le Due Porte, Fotografia Italiana, Milano 2001
Thresholds, Robert Mann Gallery, New York 2006

Pubblicazione:
Le Due Porte / The Two Doors (Charta, 2003), monografia con testi di Lyle Rexer, Franco Vaccari e Anna Strada

 

L’immagine lavora su una doppia soglia.
La prima cornice, nera, è il ritaglio ogivale di un edificio antico: un vuoto totale che assorbe ogni dettaglio dell’interno.

Al centro di quel buio compare il secondo rettangolo, perfettamente luminoso, che mostra un paesaggio arido e piatto; all’orizzonte, una sottilissima striscia di palme introduce un’idea di vita. La fotografia è dunque strutturata come un “quadro nel quadro”, ciò che dovrebbe essere lo sfondo (il deserto) diventa l’unico spazio leggibile, mentre ciò che dovrebbe essere il primo piano (l’architettura) si rovescia in assenza visiva.

Questa inversione mette in crisi la logica consueta del vedere: per accedere alla luce dobbiamo attraversare un buio che non concede appigli.
La cornice interna, rettangolare, sembra un monitor acceso nel buio di una stanza; l’occhio contemporaneo lo legge come dispositivo, finestra digitale più che apertura reale.
Wolf solleva così la domanda su che cosa sia oggi un “fuori” e un “dentro”: la visione è mediata da strati di inquadrature, ogni soglia promette una realtà che immediatamente si rivela altra e più distante.

 

• Punto di vista personale
Scelgo quest’immagine perché dialoga con i miei temi di progetto: Vuoto e Infinito.
Il vuoto è il nero assoluto che cancella l’interno; l’infinito è il paesaggio che si apre dietro, vasto e impersonale.
Fotografare significa per me sostare su questi bordi: capire che ogni volta che apro “una porta” ne trovo subito un’altra, e il vedere diventa un atto di scavo dentro cornici successive.

• Possibile reinterpretazione
Potrei allestire due pannelli retroilluminati: davanti una lastra opaca a forma di ogiva, dietro un video loop di un orizzonte che cambia luce. Lo spettatore, muovendosi, vedrebbe il paesaggio mutare ma resterebbe bloccato nella stessa oscurità: un’esperienza fisica del “guardare attraverso” senza mai arrivare davvero dall’altra parte.